Dialogo (non) immaginario tra un autore e i suoi censori
Il 7 marzo 1963, Pier Paolo Pasolini viene condannato a quattro mesi di carcere, in quanto giudicato colpevole di “vilipendio della religione dello Stato”, reato contestato per la prima volta nella storia della Repubblica. La condanna è riferita a La ricotta, episodio girato per il film Rogopag.
Il libro propone un dibattimento in cui Pasolini viene fatto interloquire con il Collegio giudicante, attraverso brani delle sue opere. Le parole che nel dialogo vengono pronunciate dalla figura del procuratore sono tratte dalle motivazioni della sentenza. Ne risulta un confronto solo formalmente immaginario che evidenzia la natura annichilente e adialettica del potere, prefigurando la vile e oscena esecuzione capitale che verrà comminata a Pasolini alcuni anni più tardi. Obiettivo di questa sorta di “montaggio”, non è tanto quello di dimostrare una tesi, quanto quello di indurre a rileggere le opere di Pasolini. E soprattutto, promuoverne la scoperta presso le generazioni più giovani, che nel corso di quest’ultimo mezzo secolo sono state sistematicamente private degli strumenti e dei contesti critici utili a costruire consapevolmente la propria contemporaneità, una dimensione post-moderna dominata dalle onnivore logiche capitalistiche e dalla onnipresente monocrazia delle tecnologie, accezioni che non contemplano più coscienza e conoscenza come possibili manifestazioni dell’esistere.Autore: Enrico Orsingher
Con una nota critica di Gian Marco Antignani
60 pagine isbn 9788895291437